Consulente transizione digitale

La figura del responsabile della transizione digitale rimane ancora una figura poco chiara nell’ambito della pubblica amministrazione che non va confusa con quella del difensore civico digitale disciplinata dalla stessa norma (art. 17, comma 1-quater, del CAD) ma prerogativa ormai dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) che a seguito di quanto previste dalla più recente riforma del 2017 ha organizzato uno specifico ufficic per tale esigenza.

In effetti il responsabile della transizione digitale nasce con la riforma Madia (d.lgs. n. 179/2017) che con l’art. 15 riformulava l’art. 17 del CAD, prevedendo che “le pubbliche amministrazioni garantiscano l’attuazione delle linee strategiche per la riorganizzazione e la digitalizzazione dell’amministrazione definite dal Governo in coerenza con le regole tecniche di cui all’art. 71 del CAD, attraverso l’affidamento ad un unico ufficio dirigenziale generale della transizione alla modalità operativa digitale e dei processi di riorganizzazione finalizzati alla realizzazione di una amministrazione digitale aperta”. In precedenza, difatti, si parlava sempre di un unico ufficio dirigenziale generale, ma responsabile solo del coordinamento funzionale.

Tramite la medesima disposizione venivano, inoltre, affidati al responsabile dell’ufficio, dotato di adeguate competenze tecnologiche e manageriali e direttamente sottoposto all’organo di vertice politico, funzioni di difensore civico per il digitale: i cittadini e le imprese potevano, quindi, inviare al responsabile segnalazioni e reclami relativi ad ogni presunta violazione del Codice, funzione questa, come si è precisato in precedenza, adesso propria delllAglD.